In un importante passo avanti per il 2025, il Kenya ha implementato con successo la sua politica storica per eliminare l'obbligo di visto per tutti i visitatori africani. Questa iniziativa segue la transizione ufficiale dall'elaborazione tradizionale dei visti a un approccio semplificato e incentrato sul digitale, per rendere il Paese accessibile all'intero continente.
Il presidente William Ruto, uno dei principali sostenitori di questo cambiamento, ha costantemente sottolineato che la rimozione di queste barriere è essenziale per promuovere una maggiore connettività e integrazione economica tra le nazioni africane.
Da oltre un decennio, l'esenzione dal visto per i viaggi in tutto il continente è un pilastro dell'Agenda 2063 dell'Unione Africana (UA). L'UA continua a promuovere il Protocollo sulla libera circolazione delle persone , con l'obiettivo di smantellare i confini dell'era coloniale che hanno storicamente limitato il flusso di talenti, cultura e commercio all'interno dell'Africa.
Mentre il sogno di un'"Africa senza confini" rimane un progetto in divenire, il 2025 ha visto un "effetto domino" innescato dai leader regionali. Seguendo l'esempio del Kenya, diverse altre nazioni si sono mosse verso la reciprocità.
Tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, il gruppo di nazioni "completamente aperte" si è ampliato. Unendosi ai primi pionieri, Seychelles, Gambia, Ruanda e Benin, il Kenya è ora tra le poche potenze africane a offrire l'ingresso universale senza visto a tutti i cittadini africani.
Per monitorare questi sviluppi, l'Unione Africana e la Banca Africana di Sviluppo continuano a pubblicare l'Africa Visa Openness Index. Questo indice rimane il parametro di riferimento definitivo per valutare il livello di apertura di ciascun Paese ai viaggiatori africani.
Nella più recente classifica 2024/2025, la posizione del Kenya è migliorata notevolmente. Eliminando gli ostacoli legati al visto, il Kenya è balzato dal precedente 31° posto alla top 5, segnando la sua evoluzione in una delle destinazioni più accessibili del continente. Questo progresso si misura non solo dall'assenza di visto, ma anche dalla semplicità della procedura di arrivo.
Il Presidente Ruto ha definito l'esenzione dal visto un imperativo economico. Sostiene che le restrizioni sui visti siano essenzialmente "barriere protezionistiche" che ostacolano le opportunità commerciali e soffocano l'Area di Libero Scambio Continentale Africana (AfCFTA).
Nei suoi discorsi del 2025, Ruto ha sostenuto che il continente perde miliardi di PIL potenziale quando imprenditori e innovatori vengono bloccati dalla burocrazia. Il suo impegno ha trasformato il Kenya in un "caso di studio" di come una politica di frontiere aperte possa stimolare i settori del turismo e dell'aviazione.
La visione del Presidente affonda le sue radici in una filosofia panafricana, secondo cui i "figli del continente africano" non dovrebbero essere trattati come stranieri nella loro stessa terra. Paragonando la mobilità africana all'area Schengen in Europa, il governo keniota ha presentato questa politica come un passo fondamentale verso un'identità africana unitaria.
Sebbene il passaporto africano (lanciato nel 2016) fosse stato concepito come strumento principale per viaggiare senza visto, la sua implementazione nel 2025 è limitata ai diplomatici e ai funzionari di alto rango. Le sfide tecniche legate all'integrazione dei dati biometrici e dei database di sicurezza in 54 stati ne hanno rallentato l'adozione su larga scala.
Nel frattempo, la politica del Kenya di utilizzare passaporti nazionali per l'ingresso senza visto funge da "soluzione alternativa" pratica per raggiungere gli obiettivi dell'Unione Africana senza dover attendere un documento d'identità continentale centralizzato.
Mentre il Kenya perfeziona il suo sistema, i rapporti del 2025 sull'apertura dei visti suggeriscono che le altre nazioni che intendono seguire l'esempio dovrebbero concentrarsi su:
La decisione del Kenya di mantenere l'esenzione dal visto per i visitatori africani nel 2025 rappresenta un cambiamento fondamentale verso l'obiettivo più ampio dell'Unione Africana di integrazione continentale. È una testimonianza della leadership del Kenya nel promuovere un futuro caratterizzato da mobilità, crescita economica e unità.